La leptospirosi negli animali da compagnia e il suo impatto sulla sanità animale

La leptospirosi negli animali da compagnia: i dati in Italia e nel Nord Est

Sabato 4 ottobre si è tenuta presso l’IZSVe la giornata di formazione La Leptospirosi negli animali da compagnia e il suo impatto sulla sanità animale finanziata dal Ministero della Salute (progetto di ricerca RC IZSVE 16/12, di cui abbiamo già parlato qui).

Sono intervenuti alcuni ospiti esterni che hanno offerto il loro prezioso contributo scientifico. In particolare citiamo e ringraziamo ancora una volta quello arrivato da più lontano, il prof. Ben Adler della Monash University, Melbourne, Australia, che ha presentato le innovazioni diagnostiche prossimamente disponibili in campo biomolecolare.

Leptospirosi in Italia e a Nordest

I dati diagnostici nazionali raccolti dal Centro di Referenza Nazionale per le Leptospirosi Animali dell’IZSLER di Brescia dimostrano che dal 1990 a oggi è stato riscontrato un aumento di alcune sierovarianti epidemiologicamente rilevanti per il cane, quali Bratislava, Grippotyphosa, Pomona e Sejroe, che sono andate a sommarsi a Icterohaemorragiae e Canicola, tradizionalmente associate a leptospirosi canina e contenute in tutti i vaccini in commercio.

Dal 2005 l’IZSVe, in linea con i dati nazionali, ha registrato un trend in crescita per le positività nel cane, sia sierologiche che in PCR, e l’emergere di sierovarianti come Grippotyphosa e Bratislava.

Leptospirosi: n° campioni esaminati dall'IZSVe

Figura 1 – Numero degli esami sierologici per Leptospirosi canina richiesti all’IZSVe dal 2006 al 30/09/2014

Leptospirosi: % positivi nei campioni esaminati dall'IZSVe

Figura 2 – Andamento delle percentuali di positività sierologica per Leptospirosi canina presso l’IZSVe dal 2007 al 30/09/2014

Leptospirosi: positivi per anno e sierovariante nei campioni esaminati dall'IZSVe

Figura 3 – Distribuzione delle positività sierologiche nel cane, dal 01/01/2006 al 30/09/2014 considerando le 9 sierovarianti utilizzate per la diagnosi MAT (Bratislava, Ballum, Bataviae, Canicola, Grippotyphosa, Icterohaemorragiae, Copenagheni, Pomona, Hardjo)

Leptospirosi: tremd positivi nei campioni esaminati dall'IZSVe

Fig. 4 – Numero di PCR per Leptospira eseguite dall’IZSVe dal 2006 al 30/09/2014 e numero di campioni positivi

La malattia nel cane

Casi clinici documentati nell’arco di 10 anni presso la Clinica San Marco di Padova hanno evidenziato le sintomatologie e le alterazioni dei parametri di laboratorio più frequentemente associati all’infezione, utili sia per la diagnosi sia per la prognosi. Tuttavia la stretta relazione tra ittero/insufficienza renale e il sospetto clinico, per quanto frequentemente riscontrata, può essere condizionata dal fatto che i casi diagnosticati sono proprio quelli in cui i sintomi “tipici” suggerivano il sospetto di malattia: è infatti più probabile sospettare la malattia in presenza di una sintomatologia grave e “tipica” piuttosto che  in casi cronici e con sintomatologia moderata. Uno degli scopi della ricerca in corso è appunto svelare la prevalenza di infezione in casi clinici con sintomatologia poco specifica.

La leptospirosi nell’uomo: qualche dato

Secondo L’ECDC (European Centre for Diseases Control, report 2012) si stima una prevalenza di casi umani in Europa pari a 0,13/100.000 abitanti all’anno, probabilmente sottostimata, tra il 2006 e il 2010, con picchi stagionali tra fine estate e inizio autunno. Secondo la letteratura scientifica recente non è dimostrato l’effetto dell’utilizzo di antibiotici, né sulla durata della malattia, né sull’esito clinico.

E il gatto?

Positività anticorpali e presenza di portatori cronici sono riportati sporadicamente in letteratura nel gatto, ma un possibile ruolo di Leptospira in alcune manifestazioni cliniche resta da indagare. Presso la Clinica San Marco, e nell’ambito della ricerca, è stato confermato in PCR un caso d’infezione in un gatto che presentava tricitopenia grave, insufficienza epato-renale e positività sierologica verso la sierovariante Grippotyphosa.

Terapia in veterinaria

Anche in ambito veterinario – come in quello umano – non ci sono informazioni sufficienti che confermino l’efficacia della terapia antibiotica sull’esito clinico nel cane, anche se il trattamento è comunque utile per interrompere l’eliminazione urinaria e per contenere il rischio zoonosico.

Autore: Alda Natale

Veterinario dirigente, lavora nel Laboratorio di sierologia e malattie pianificate presso la SCT3 – Padova e Adria dell’IZSVe, dove si occupa di diagnosi sierologica e virologica delle malattie infettive dei mammiferi e zoonosi, attività di ricerca in ambito zoonosi e sanità animale, analisi per i piani di profilassi nazionali e regionali. Da sempre appassionata di comportamento animale, nel 2014 ha conseguito il titolo di referee in Consulente della relazione felina ed è iscritta al relativo albo SIUA.

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