Analisi di ematologia e chimica clinica: trattamento e consegna del campione

Analisi di ematologia e chimica clinica: trattamento e consegna del campione

La qualità dei campioni ematici e urinari è  fondamentale per assicurare l’accuratezza delle analisi di ematologia e chimica clinica.

In un articolo precedente abbiamo visto come scegliere il corretto anticoagulante per questo tipo di analisi. Vediamo ora invece come gestire correttamente il trattamento, la conservazione e la consegna del campione.

Non hai letto il post precedente sulla scelta del corretto anticoagulante?

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Gestire il campione in modo corretto

Quando si utilizzano provette con anticoagulante il mescolamento con il sangue subito dopo il prelievo è un operazione di fondamentale importanza per evitare la formazione di coaguli e l’aggregazione piastrinica. Il mescolamento deve avvenire delicatamente per inversione. Evitare l’agitazione troppo energica del campione, che potrebbe produrre fenomeni di emolisi meccanica.

Mescolamento sangue per inversione

Il mescolamento con il sangue per inversione subito dopo il prelievo serve a evitare la formazione di coaguli

Le provette con anticoagulante vanno riempite con volumi di sangue prestabiliti e congrui rispetto all’anticoagulante per mantenere condizioni standardizzate e consentire un buon mescolamento utilizzando lo spazio morto del contenitore. I volumi dipendono della provetta utilizzata.

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Volumi di sangue corretti ed errati per provette con anticoagulante

I campioni vanno consegnati subito al laboratorio per essere sottoposti alla preparazione idonea all’analisi. In caso contrario, trattare e conservare il materiale seguendo le istruzioni  specifiche per ciascun analita per evitare quelle modificazioni in vitro che possono alterare il risultato dell’analisi.

Per esempio, nei campioni lasciati a temperatura ambiente si osserva una diminuzione della concentrazione di glucosio (diminuzione del 3-5% ogni ora a causa del metabolismo degli elementi figurati). Una volta che il glucosio viene completamente utilizzato, i globuli rossi cominciano a perdere il loro contenuto citoplasmatico, con conseguente aumento di LDH, AST, potassio e fosfati.

Analisi su sangue intero o siero/plasma

Se l’analisi richiesta deve essere eseguita su sangue intero: conservare la provetta prelevata in frigorifero (+4°C) e mantenerla refrigerata fino alla consegna.

Se l’analisi va eseguita su siero o plasma: centrifugare la provetta, travasare il siero o plasma in altra provetta (senza anticoagulante) e mantenere il campione refrigerato fino alla consegna. Nel caso del siero la centrifugazione deve essere effettuata a coagulazione avvenuta, pertanto il campione va lasciato a temperatura ambiente per almeno 30 minuti prima di essere centrifugato. Il siero e il plasma separati possono anche essere congelati se non vengono consegnati in tempi brevi. In questo caso però bisogna aver cura di mantenere il campione congelato anche durante il trasporto al laboratorio.

La consegna del campione

Tutte le provette devono sempre essere correttamente marcate e identificate con il nome o l’identificativo del paziente e il tipo di materiale (plasma, siero, urina, ecc.).

Durante il trasporto, la temperatura deve essere sempre conservata e il materiale refrigerato NON deve essere mantenuto direttamente a contatto con ghiaccio o “siberine”: il ghiaccio a contatto diretto con campioni di sangue intero provoca emolisi.

Durante il trasporto e la consegna il materiale refrigerato NON deve essere mantenuto direttamente a contatto con ghiaccio o “siberine”

Durante il trasporto e la consegna il materiale refrigerato NON deve essere mantenuto direttamente a contatto con ghiaccio o “siberine”

Altre indicazioni sul prelievo e la gestione dei campioni

Trovi ulteriori indicazioni sulle modalità di prelievo e consegna dei campioni specifiche per ognuno dei servizi diagnostici erogati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venzie che riguardano gli animali da compagnia nell’articolo Analisi e campioni: tutto quello che c’è da sapere

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Autore: Annalisa Stefani

Dirigente biologo, dal 2005 coordina le attività dell’U.O. Patologia clinica e ematologia – SCS3 Diagnostica specialistica, istologia e parassitologia all’IZSVe, dove si occupa di biochimica clinica ed ematologia in ambito veterinario, sia per gli animali da affezione sia per le specie di interesse zootecnico, con particolare attenzione allo studio e alla valutazione del benessere animale. Si è laureata in Scienze biologiche presso l’Università di Padova, dove nel 1998 ha conseguito il Diploma di specializzazione in biochimica e chimica clinica e nel 2005 il Dottorato in scienze epatologiche.
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