La Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC): manifestazioni cliniche e terapia

Malattia dell'occhio del Canarino (SIC): sintomi e terapia

La Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC), comunemente conosciuta come “malattia degli occhi gonfi”, si manifesta sintomatologicamente con una tumefazione a livello periorbitale mono o bilaterale in continua progressione, che determina, nei soggetti in avanzato stadio, una deformazione della testa.

I soggetti colpiti possono andare incontro a morte per inanizione a causa della ridotta capacità di assunzione di alimento, oppure a cause delle forme di infezione batterica secondaria.

Ipotesi eziologiche e pratiche errate

Presente negli allevamenti italiani da molti anni, la SIC ha avuto la sua massima incidenza tra il 2000 e il 2006, periodo in cui risultava essere una delle malattie più temute dagli allevatori.

Trichomonas spp.

La determinazione dell’agente eziologico, Trichomonas spp. con conseguente terapia appropriata dei soggetti colpiti, ha permesso di contenere la problematica della Sinusite Infraorbitale del Canarino negli allevamenti.

Questa paura ha determinato pratiche di gestione del gruppo infetto poco funzionali, che hanno favorito una rapida diffusione della malattia all’interno della rete di allevatori e non solo. In particolare la pratica più comune (e più errata) era quella, una volta evidenziato il problema, di cedere tutto il gruppo di canarini a rivenditori o grossisti.

Questo comportamento era dovuto anche alle numerose ipotesi eziologiche avanzate negli anni, tra cui il coinvolgimento del virus del vaiolo del canarino, dei micoplasmi, della Pseudomonas aeruginosa. Queste ipotesi diagnostiche si sono rilevate inesatte, con conseguente inefficacia delle terapie applicate e quindi un crescente senso di impotenza da parte degli allevatori.

In seguito, la determinazione dell’agente eziologico, Trichomonas spp., con conseguente terapia appropriata dei soggetti colpiti, ha permesso di contenere la problematica negli allevamenti. Allo stesso tempo misure gestionali appropriate hanno permesso di contenere la sua diffusione, tanto che oggi i casi rilevati possono essere considerati sporadici.

Manifestazioni cliniche

Dai sopralluoghi in allevamento, dall’osservazione dei soggetti affetti e dall’anamnesi riferita, abbiamo potuto rilevare che la SIC si manifesta in allevamento in modalità subdola, colpendo uno o due soggetti alloggiati per lo più in gabbie differenti, e in uno spazio temporale anche di una settimana.

Sintomi

I primi sintomi rilevabili sono rappresentati da una leggera congiuntivite mono o bilaterale, l’occhio leggermente socchiuso e le palpebre leggermente aumentate di volume.

Questa sintomatologia si rende maggiormente evidente nei giorni successivi attraverso l’imbrattamento delle piume presenti nella regione perioculare; in questa fase il soggetto si presenta in ottime condizioni generali, e presenta una intensa attività di strofinamento del capo sul posatoio.

In seguito, in un periodo variabile tra i 7 e i 21 giorni, è possibile evidenziare una tumefazione che dapprima si presenta turgida e arrossata localizzata preferenzialmente nella regione sottorbitale. La lesione aumenta costantemente di volume e diviene dura, indolore e di colorito giallastro. In alcuni casi può circondare tutto l’occhio estendendosi anche alla regione sopraorbitale, similmente a quanto avviene nel ciuffolotto messicano. In alcuni rari casi nei soggetti colpiti è possibile notare difficoltà nella deglutizione. 

Periodi di insorgenza

La malattia insorge, preferibilmente, durante il periodo riproduttivo nei mesi di aprile-maggio differentemente a quanto avviene nel Carpodacus mexicanus, in cui il periodo di massima prevalenza risulta essere il periodo invernale.

Si manifesta principalmente nei novelli in gabbie di svezzamento, oppure durante periodi particolarmente stressanti quali il periodo delle mostre. Con elevata probabilità tale stagionalità può essere correlata:

  • all’elevato numero di soggetti presenti in allevamento durante tale periodo;
  • all’innalzamento della temperatura ambientale, che determinano le condizioni migliori per lo sviluppo e la diffusione di tale malattia protozoaria.

Diffusione in allevamento

Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC)

La Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC) si diffonde modalità anomala, cioè senza una apparente logica. Il trattamento deve essere effettuato sull’interno organico.

La malattia si diffonde con modalità anomala, cioè senza una apparente logica. Infatti è possibile notare il manifestarsi della sintomatologia anche in soggetti alloggiati in gabbie distanti, che non hanno avuto precedenti contatti.

La SIC ha una sintomatologia piuttosto caratteristica anche se ai fini diagnostici e terapeutici si dovrà sempre evidenziare la presenza del Trichomonas spp., e si dovranno escludere eventuali altri patogeni che possono alterare il quadro clinico.

Schema terapeutico gestionale

Sulla base dell’esperienza del Laboratorio medicina aviare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie negli anni passati, la terapia deve essere effettuata sull’intero organico, dato che il trattamento del singolo soggetto può determinare la risoluzione della problematica nell’individuo colpito, ma nuovi e continui casi si presenteranno nell’allevamento colpito.

Tale pratica è basata sul fatto che la manifestazione clinica rappresenta solamente la punta dell’iceberg e, oltre al soggetto sintomatico in allevamento, ci saranno altri soggetti portatori sani o in fase iniziale di infezione, che manterranno vitale il parassita all’interno dell’allevamento non permettendo una risoluzione della problematica.

Lo schema risultato più efficace è un un combinato disposto tra terapia antiparassitaria e gestione igienico/sanitaria dell’allevamento, come peraltro è consigliato in tutti i casi di gestione delle malattie infettive in gruppi di animali.

Separazione dei soggetti in gruppi

Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC)

Lo schema terapeutico-gestionale che abbiamo adottato prevede la divisione dei soggetti dell’allevamento in tre gruppi, accuditi separatamente con progressioni diverse.

Lo schema terapeutico-gestionale che abbiamo adottato prevede la separazione dei soggetti dell’allevamento in tre gruppi:

  • gruppo dei sintomatici;
  • gruppo degli uccelli che avevano condiviso anche temporaneamente la gabbia con animali sintomatici;
  • gruppo degli uccelli che non avevano mai avuto contatti con i soggetti malati.

Questi gruppi devono essere accuditi separatamente, con progressione dal gruppo a rischio basso al gruppo dei malati. È vietato scambiare beverini, mangiatoie e posatoi tra gabbie. Inoltre questi accessori devono essere puliti e disinfettati nel penultimo giorno di terapia.

Pulizia e disinfezione degli accessori

Si è visto che la soluzione migliore è quella di costituire un doppio set di accessori, in modo da sostituire gli accessori puliti e disinfettati in un solo giorno.

Dopo accurata pulizia, la disinfezione con agenti acidi come ad esempio l’ipoclorito di sodio è risultata essere un’ottima soluzione.

Niente cessioni o mostre

Grazie alla divulgazione effettuata all’interno della Federazione Ornicoltori Italiani e tra i colleghi liberi professionisti operanti nel settore, abbiamo esortato l’allevatore proprietario dell’allevamento colpito a non cedere alcun soggetto prima dell’avvenuto risanamento del proprio allevamento, e a non partecipare a nessuna mostra ornitologica, al fine di contenere la diffusione.

Terapia antiparassitaria

Trichomonas spp.

Per quanto riguarda la terapia antiparassitaria, il metronidazolo e il dimetridazolo si sono dimostrati efficaci ai dosaggi consigliati. Per una migliore distribuzione del farmaco la somministrazione in acqua da bere è risultata molto più efficiente.

Per quanto riguarda la terapia antiparassitaria, il metronidazolo e il dimetridazolo si sono dimostrati efficaci ai dosaggi consigliati. Per una migliore distribuzione del farmaco la somministrazione in acqua da bere è risultata molto più efficiente rispetto ai prodotti che possono essere somministrati solamente attraverso il pastoncino.

La nostra terapia prevedeva un iniziale trattamento di attacco di tutto l’organico a dose piena per 5 giorni in acqua da bere con nitroimidazolici, con un periodo di interruzione di 3 giorni, seguito da un ulteriore ciclo terapeutico.

In seguito i periodi di interruzione tra un trattamento e un altro aumentavano sempre più (nello specifico 5, 7, 10, 15, 30, 60 giorni), e il trattamento veniva effettuato durante 3 giorni nei soli gruppi a basso rischio (uccelli asintomatici a contatto e uccelli asintomatici), mentre nel gruppo dei sintomatici il trattamento veniva mantenuto per 5 giorni.

Durante tale periodo, in particolare durante le prime tre settimane dall’inizio del trattamento, era possibile evidenziare nuovi e sporadici casi: in questi casi il soggetto sintomatico veniva spostato di gruppo, e i coinquilini di gabbia posti nel secondo gruppo di rischio. Ad ogni nuovo caso il ciclo terapeutico riiniziava dalla fase iniziale.

In alcuni casi, per un rapido e completo miglioramento dei soggetti colpiti, era possibile coadiuvare la terapia mirata al contenimento del protozoo con antibatterici per ridurre le forme batteriche di irruzione secondaria. Ottimi risultati sono stati raggiunti anche attraverso l’incisione del seno e il drenaggio e disinfezione del seno infetto.

Conclusione

Una corretta diagnosi, la conoscenza della modalità di diffusione del patogeno, la conoscenza del settore in cui si muove risultano fondamentali per contenere problematiche di tipo infettivo. In particolare è necessario collaborare con gli allevatori e strutturare misure gestionali realistiche ed efficaci, organizzando un sistema che permetta di uniformare le azioni da intraprendere per meglio contenere la diffusione.

Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC)

È necessario collaborare con gli allevatori e strutturare misure gestionali realistiche ed efficaci, organizzando un sistema che permetta di uniformare le azioni da intraprendere per meglio contenere la diffusione.

In un sistema parcellizzato come quello del canarino o dei volatili ornamentali questo lavoro non è semplice, ma almeno per quanto riguarda la Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC) i risultati sembrano essere soddisfacenti.

Di sicuro, vista anche la nuova organizzazione del sistema di rivendite di uccelli ornamentali e il numero di allevamenti nel territorio italiano, il contenimento e la diffusione delle malattie infettive attraverso buone pratiche di allevamento e scambio dei soggetti dovrebbe essere una nuova frontiera da sviluppare e implementare da parte di tutti gli attori coinvolti.

Per concludere, al fine di evitare terapie fai da te o passaparola, sarebbe auspicabile in tali casi – e non solo – la formazione di gruppi di lavoro di colleghi delle Società scientifiche del settore come la SIVAE (Società Italiana Veterinari Animali Esotici) e la SIPA (Società Italiana di Patologia Aviare), congiuntamente alle associazioni di allevatori e di rivenditori, impegnati a redigere linee guida per il corretto comportamento nella gestione di gruppi di volatili ornamentali, finalizzato al contenimento e alla diffusione di malattie infettive.

Poster

  • Catania S., Muliari R., Pozzato N., Vicari D., Ferrantelli V., Capelli G. Trichomonas spp. as a possible cause of a new recognized Canary Infraorbitary Synusitis syndrome in Italy. WA AVP 2007
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Bibliografia

  • Catania S., Muliari R., Pozzato N., Vicari D., Ferrantelli V., and Capelli G. (2007-a). Trichomonas spp. As a possibile cause of a new recognized Canary Infraorbitary Synusitis syndrome in Italy. 21st International Conference WAAVP. Gent Belgium, 19-23 August (2007-a).
  • Catania S., Capelli G., Muliari R., Merenda M., Schiavon E., Iob L. (2007-b). Trichomonas come possibile agente eziologico della sinusite infraorbitaria del canarino (Serinus canarius, Linnaeus, 1758). XLVI Convegno della Società Italiana di Patologia Aviare, Forlì 27-28 settembre. 125.
  • Catania S., Gobbo F., Santone C., Bilato D., Iob L. (2012). Aspetti di sanità pubblica associati all’allevamento di passeriformi ornamentali. Exotic Files, 1-2012 pag. 35-42.
  • Ley D.H., Berkhoff J.E., McLaren J.M. (1996). Mycoplasma gallisepticum isolated from house finches (Carpodacus mexicanus) with conjunctivitis. Avian Diseases. 40(2):480-3, Apr-Jun.
  • Hartup B.K., Kollias G.V., Ley D.H. (2000). Mycoplasmal conjunctivitis in songbirds from New York. J Wildl Dis. Apr;36(2):257-64.

Autore: Salvatore Catania

Veterinario dirigente, lavora presso il Laboratorio di medicina aviare SCT3 – Padova, dove coordina le U.O. Diagnostica aviare, Micoplasmi e Anticorpi monoclonali. Si è laureato in Medicina veterinaria all’Università di Messina, dove ha anche conseguito il Dottorato di ricerca in morfologia delle specie ittiche e degli uccelli. Ha inoltre conseguito il Diploma di specializzazione in allevamento, igiene, patologia delle specie acquatiche e controllo dei prodotti derivati presso l’Università di Padova. I suoi interessi di ricerca riguardano la diagnostica anatomo-patologica e batteriologica con particolare riferimento alle micoplasmosi degli animali di interesse zootecnico e alla patologia aviare.

4 commenti

  1. Salve il mio canarino ha l’occhio enormemente gonfio e pieno di pus…che posso fare?

    • Redazione IZSVe Pets

      Salve Isabella,
      le consigliamo per ogni dubbio di rivolgersi sempre al suo medico veterinario, che sicuramente le saprà consigliare un’eventuale terapia e gli accorgimenti più adeguati al suo caso.
      Ricordiamo che IZSVe Pets è un portale rivolto ai medici veterinari professionisti che pubblica contenuti e ospita discussioni di carattere scientifico e clinico nell’ambito della veterinaria degli animali da compagnia. Per informazioni e consigli sulla cura dei propri animali domestici consigliamo sempre di rivolgersi al proprio veterinario di fiducia.

  2. Buongiorno,
    nel mio canarino, con 4 mesi di vita, o notato da 2 giorni che presenta un gonfiamento nell’occhio destro non riuscendolo ad aprire;
    Leggendo argomento ” La Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC): manifestazioni cliniche e terapia “, o notato che si avvicina molto al mio caso, per questo chiedevo aiuto e voi;
    Attualmente il canarino si trova in coppia, al piu presto cercherò di separarli, ma come terapia da eseguire consigliate di usare degli antiparassitari il metronidazolo e il dimetridazolo;
    Ci sono altri prodotti specifici?
    Grazie e Cordiali Saluti

    • Redazione IZSVe Pets

      Salve Tommaso,
      quelli citati nell’articolo sono principi attivi: non è compito dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie segnalare prodotti commerciali specifici. Per questo, meglio rivolgersi al proprio farmacista o veterinario di fiducia. Le consigliamo per ogni dubbio circa la cura del suo canarino di rivolgersi sempre al suo medico veterinario di riferimento, che sicuramente le saprà consigliare la terapia più adeguata al suo caso.

      Ricordiamo che IZSVe Pets è un portale rivolto ai medici veterinari professionisti che pubblica contenuti e ospita discussioni di carattere scientifico e clinico nell’ambito della veterinaria degli animali da compagnia. Per informazioni e consigli sulla cura dei propri animali domestici, suggeriamo sempre di rivolgersi al proprio veterinario.

Attenzione! IZSVe Pets è un portale rivolto ai medici veterinari professionisti che pubblica contenuti e ospita discussioni di carattere scientifico e clinico nell’ambito della veterinaria degli animali da compagnia.

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