Tempo di alluvioni, rischio leptospirosi

Tempo di alluvioni, rischio leptospirosi

A Chertsey, cittadina lungo il Tamigi a 29 km a sud-est di Londra, poche settimane fa un bambino di 7 anni è morto con un sospetto di leptospirosi, forse dovuto all’ingestione di acque alluvionali contaminate da questo patogeno. Anche il padre versava in gravi condizioni, e altre 15 persone, compresi alcuni agenti di polizia, sono state ricoverate in via precauzionale. Se il sospetto fosse confermato, si tratterebbe del primo caso di morte conseguente all’attuale situazione alluvionale nel Regno Unito. In modo simile a quanto sta accadendo in questi giorni in molte regioni italiane, anche la valle del Tamigi è stata, ed è tuttora, colpita da alluvioni e piogge record, in concomitanza di temperature particolarmente miti (2-8 °C) (fonte: proMED; BBC)

I focolai di leptospirosi spesso sono dovuti a forti piogge, inondazioni e all’aumento incontrollato della popolazione di roditori. La malattia è diffusa in tutto il mondo, anche se si manifesta più frequentemente nelle aree tropicali/subtropicali. L’agente eziologico sopravvive in acque dolci, nel fango, nel suolo e nella vegetazione umida, mentre è rapidamente inattivato dalle temperature sotto lo zero, dall’assenza di umidità e dall’acqua salata.

In situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo nelle nostre regioni nelle ultime settimane, i cani – ancor più dell’uomo – sono esposti al rischio di contagio, pur non rappresentando un serbatoio importante nel nostro contesto epidemiologico. Il cane, infatti, può fungere da reservoir solo per la sierovariante Canicola, per la quale una buona percentuale di soggetti è protetta dalla profilassi vaccinale, e che comunque risulta circolare poco nelle nostre regioni (fonte: database IZSVe e Centro di referenza nazionale per le Leptospirosi animali – IZSLER)

In questo periodo è necessario quindi porre una particolare attenzione verso questa patologia. Ci si deve aspettare un aumento dei casi clinici se le temperature dei prossimi giorni dovessero rimanere così miti.

Già in seguito all’alluvione del 2010 l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha registrato un notevole aumento del numero di casi accertati di leptospirosi canina, confermati in PCR, con osservazioni prevalentemente concentrate negli ultimi mesi dell’anno. In quell’anno, dopo la calamità che ha colpito il Veneto, su 103 sospetti esaminati sono stati confermati 13 casi (12,62%). Invece nel triennio 2006-2009, su 97 sospetti complessivamente esaminati presso i Laboratori di Legnaro, sono stati confermati solo 4 casi (4,12%).

Per saperne di più scrivetemi all’indirizzo: anatale@izsvenezie.it

Autore: Alda Natale

Veterinario dirigente, lavora nel Laboratorio di sierologia e malattie pianificate presso la SCT3 – Padova e Adria dell’IZSVe, dove si occupa di diagnosi sierologica e virologica delle malattie infettive dei mammiferi e zoonosi, attività di ricerca in ambito zoonosi e sanità animale, analisi per i piani di profilassi nazionali e regionali. Da sempre appassionata di comportamento animale, nel 2014 ha conseguito il titolo di referee in Consulente della relazione felina ed è iscritta al relativo albo SIUA.
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