La febbre Q nel cane e nel gatto: questa sconosciuta

La Febbre Q nel cane e nel gatto: questa sconosciuta

Fonte immagine: eaghra / Flickr

La febbre Q è una malattia zoonotica causata da Coxiella burnetii ed è segnalata principalmente nei ruminanti, che rappresentano la principale fonte d’infezione per l’uomo. Molte altre specie animali possono infettarsi con questo agente, con o senza segni clinici, e il momento del parto o dell’aborto è quello più a rischio per la diffusione.

Il ruolo epidemiologico di cani e gatti

I cani si possono infettare tramite l’ingestione di prodotti contaminati (es. placente), per aerosol o tramite le zecche. L’infezione di cagne gravide è stata associata a natimortalità dei cuccioli. Alcuni autori hanno associato l’infezione umana al contatto con il cane, e ceppi di Coxiella sono stati isolati a partire da uteri di cagne in Canada.

Il ruolo dei gatti è principalmente collegato al parto e alla manipolazione dei gattini neonati; è stata evidenziata per la prima volta in coincidenza di un’epidemia familiare nel 1984 in Nuova Scozia (Canada) e poi ampiamente descritto. Coxielle vitali sono state rilevate nel tratto genitale di gatte sia sane, sia infette e l’isolamento è stato ottenuto da gatte che avevano abortito e manifestavano segni clinici.

L’infezione da Coxiella nei pets non è frequente, quindi non facciamo allarmismo

Tuttavia dobbiamo conoscere il problema per essere preparati a rispondere alle emergenze, come nel caso della recente esperienza olandese, dove un’epidemia senza precedenti si è manifestata all’improvviso nella specie caprina, causando migliaia di casi umani nell’arco di pochi anni (2007-2010).

La diagnosi di Coxiella

Per chi ha a che fare soprattutto con allevamenti di cani e gatti, ricordiamo che presso i laboratori IZSVe di Legnaro (Padova) è possibile richiedere la ricerca diretta di Coxiella burnetii mediante Real Time PCR su placenta e altri campioni biologici.

È possibile anche eseguire la ricerca sierologica mediante fissazione del complemento, tenendo presente che si tratta di una metodica molto specifica ma relativamente sensibile.

A titolo sperimentale si può eseguire anche la metodica IFAT (immunofluorescenza indiretta).

Consulta i Servizi diagnostici

Approfondimenti sulla febbre Q

  • Sidi-Boumedine K., Rousset E. , Henning K. , Ziller M. , Niemczuck K., Roest HIJ. and Thiéry R., Development of harmonised schemes for the monitoring and reporting of Q-fever in animals in the European Union, 2010, SCIENTIFIC REPORT submitted to EFSA: http://goo.gl/aRi25g
  • Georgiev M, Afonso A, Neubauer H, Needham H, Thiéry R, Rodolakis A, Roest HJ, Stärk KD, Stegeman JA, Vellema P, van der Hoek W, More SJ. Q fever in humans and farm animals in four European countries, 1982 to 2010, 2013, Euro Surveillance, 18(8): http://goo.gl/ihvFp
  • Agerholm J.S., Coxiella burnetii associated reproductive disorders in domestic animals-a critical review, 2013, Acta Veterinaria Scandinavica, 55:13: http://goo.gl/crfTzV
  • Pinsky R.L., Fishbein D.B., Greene C.R., Gensheimer K.F., An Outbreak of Cat-Associated Q Fever in the United States, 1991, Journal of Infection Disease, 164 (1), 202-204:  http://goo.gl/hn75xt 

Autore: Alda Natale

Veterinario dirigente, lavora nel Laboratorio di sierologia e malattie pianificate presso la SCT3 – Padova e Adria dell’IZSVe, dove si occupa di diagnosi sierologica e virologica delle malattie infettive dei mammiferi e zoonosi, attività di ricerca in ambito zoonosi e sanità animale, analisi per i piani di profilassi nazionali e regionali. Da sempre appassionata di comportamento animale, nel 2014 ha conseguito il titolo di referee in Consulente della relazione felina ed è iscritta al relativo albo SIUA.
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